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日志


Ancora sull'11/9 2001

Accolgo con passione l'invito della mia piccola Giulia a fornirvi qualche ulteriore delucidazione in merito agli eventi accaduti negli USA l'11/9 2001. Vorrei sottolineare, tuttavia, che sulla rete esistono siti curati da personaggi di gran lunga più autorevoli e preparati di me, che possono fornire una completa e soddisfacente trattazione in merito. Tra di essi, cito nuovamente il sito di Paolo Attivissimo: http://www.attivissimo.net , ed il sito del gruppo Crono911 http://nuke.crono911.org/ , sul quale è disponibile anche un libro di 200 pagine in .pdf molto ben fatto.

Vorrei concentrarmi ora parlandovi del "debunking" cioò lo "sbugiardare" le teorie complottistiche. La ricerca della verità e lo studio degli eventi dell'11/9 non può e non deve concentrarsi unicamente in questo senso.

Nel mio precedente intervento ho dato ampio spazio a questa direzione poichè volevo definire da subito l'inconsistenza della teoria complottisica. Come molto probabilmente vi state domandando ora, come mai avevo così a cuore la faccenda? Ebbene ci tenevo poichè anch'io, dopo aver assistito al video "inganno globale", che tra l'altro mi fu sottoposto in una condizione particolare, stupidamente, iniziai ad appoggiare questa assurda teoria. E' stato solo grazie al mio ormai predominante senso critico che decisi di approfondire l'argomento (qualcosa, palesemente, non quadrava), scoprendo che tutto ciò che viene presentato in quell'insulso "documento" è volgarmente falso.

Sottolineo che la mia ricerca, nonostante fosse stata già condotta in modo egregio da parte di ricercatori autorevolissimi, è stato un lavoro personale, che ha avuto solo come "guida" le analisi di Attivissimo o di Crono911: ho analizzato l'immensa mole di documentazione disponibile (circa 10 Gb di materiale), accertandomi dell'autorevolezza delle fonti, ragionando indipendentemente e trovandomi, infine, in totale accordo con Attivissimo e Crono911; dopotutto, il criticismo è proprio questo, mettere in dubbio qualsiasi cosa, in linea di principio con l'affermazione di Philip Kindred Dick: "la realtà è ciò che, quando smetti di crederci, rimane". Infatti, smettendo di "credere" nelle astruse teorie del complotto e limitandosi ad una razionale, oggettiva, indipendente ed approfondita analisi, si perviene al risultato che la teoria complottistica si rivela totalmente ed indiscutibilmente errata.

Ritengo il video "inganno globale" un volgarissimo esempio di disinformazione mediatica. Personalmente dubito della buona fede degli autori in quando in più punti del filmato si osservano modifiche, omissioni e false argomentazioni che non possono essere frutto esclusivamente dell'incompetenza ma di una intenzionale distorsione dei fatti a vantaggio della propria tesi. Ritengo inoltre ignobile ed insensibilmente strumentalizzante l'idea di inserire parti delle conversazioni telefoniche effettuate dal WTC. La drammaticità di quelle telefonate non aggiunge nessun elemento alla trattazione e serve solo a fare perno sull'animo provato dello spettatore, con lo scopo di destabilizzarlo ed abbassare ulteriormente il suo livello di critica.

Probabilmente, questo genere di teorie trova appoggio nell'ignoranza, sui pregiuidizi e nelle miticizzazioni della gente: ad esempio, è diffusamente noto che il Pentagono è il luogo più protetto del mondo, che lo spazio aereo USA è il cielo più inviolabile del pianeta ed argomentazioni analoghe: ebbene non è così. E' sufficiente informarsi e dimostrare un pizzico di criticismo e senso di ricerca per "scoprire" che tutte queste notizie non sono altro che infondati luoghi comuni: il Pentagono non è affatto il luogo più protetto del mondo, si trova in città ad un passo dall'autostrada, a circa un chilometro da un aereoporto civile, è circondato da alberghi di lusso e non possiede nemmeno un muro di cinta! (provate a cercarlo con Google Earth). La sua sicurezza è così imbarazzante che proprio qualche mese prima degli attentati entrò in vigore un piano di accrescimento delle difese, che tra le cui azioni, vi era l'installazione di finestre antiscoppio. Non vi sono affatto puntate migliaia di telecamere addosso, ma circa ottanta, tra cui anche quelle posizionate sugli edifici circostanti, ed i cui video sono stati in parte già diffusi ed in parte lo saranno nel corso degli anni.

Ci tengo a sottolineare, poi, che sostenere la "tesi ufficiale" non significa affatto sostenere l'amministrazione Bush ed il suo operato, non significa appoggiare le azioni militari in Afghanistan ed Iraq e soprattutto non significa avere uno specifico credo politico. Allo stesso modo sostenere la tesi complottista non significa essere pacifisti ed avere idee di sinistra. Ho visto persone di sinistra, molto dubbiose circa la teoria complottistica, abbraciarla, sentendosi in dovere di farlo poichè convinti di realizzare un atto di fedeltà nei confronti della loro idea politica.

Infine dedico qualche riga all'argomentazione di "cecità", usata dai complottisti, e che affligerebbe i sostenitori della tesi ufficiale; questa accusa, risveglia immancabilmante un senso d'orgoglio che spinge ad avvicinarsi alla teoria complottistica, credendo in questo modo di dimostrare maturità e consapevolezza: non lasciatevi deviare da questi semplici giochi di psicologia elementare, ma siate concreti, sempre; il grande Carl Sagan diceva: "la mente dev'essere tenuta aperta, ma non tanto da far cadere il cervello fuori", accettare teorie assurde non è segno d'apertura mentale, ma di stupidità. Concludo, invitandovi nuovamente ad essere razionali, oggettivi ed indipendenti: chiedete prove, approfondite, ricercate, misurate, analizzate, studiate, solo così dimostrerete davvero di avere una mente aperta e d'essere maturi e consapevoli.

11/9 La cospirazione impossibile

L'11/9 del 2001 negli Stati Uniti d'America si verificarono una serie di attentati terroristici che provocarono la morte di 2998 cittadini americani e di 19 attentatori suicidi.
Da subito dopo gli attentati inizò a circolare una tesi "complottista" secondo la quale gli eventi erano stati organizzati dai vertici di stato USA per procurarsi una valida motivazione per intraprendere un'azione di guerra ai danni di Afghanistan prima ed Iraq poi.
Ora, indipendentemente dall'appoggiare o meno l'operato dell'amministrazione Bush, che ha palesemente strumentalizzato gli eventi dell'11/9 per realizzare i propri piani a favore dei suoi più o meno nascosti interessi di parte, (Saddam Hussein non nascondeva armi di distruzione di massa e non aveva in alcun modo collaborato agli attentati), occorre mantenere un atteggiamento razionale e critico, sottoponendo ad un'attenta analisi i fatti accaduti, attraverso i documenti e le testimonianze, utilizzando l'unico strumento in nostro possesso capace di dettare sentenze in modo neutrale: il metodo scientifico.
Se operiamo in questo modo, ci rendiamo conto che le tesi complottiste nate all'indomani dell'11/9 non trovano alcun fondamento. E' vero, sì, che alcuni fatti non sono del tutto chiari, ma questo certamente non rende veritiera e fondata la tesi alternativa a quella "ufficiale": infatti, analizzando scrupolosamente gli eventi, risulta quest'ultima la tesi valida, consistente e dimostrabile, e che l'altra non è altro che una fantasiosa versione costruita e motivata da ragioni politiche, di parte, e che trova forma in una scorretta, inaccurata e strumentalizzata interpretazione dei fatti.
Ad avvalorare la tesi "non ufficiale", tra le varie documentazioni disponibili in rete, c'è il video del giornalista italiano, residente negli USA, Massimo Mazzucco, "inganno globale".  Ebbene il video, per quanto appassionato, risulta completamente errato, catastroficamente ricco di imprecisioni, errori, omissioni, strumentalizzazioni e totalmente privo di fonti. A questo proposito, il giornalista informatico Paolo Attivissimo, studioso di disinformazione mediatica, ha redatto sul suo sito un'analisi completa del video, dimostrandone l'infondatezza (ecco il link al sito di P. Attivissimo:  http://www.attivissimo.net/11settembre/recensioni/ig-dvd-00intro.htm). Tra l'altro esistono numerose altre analisi del video "inganno globale", e tutte pervengono allo stesso risultato: il video è ingannevole.
 
Le teorie complottistiche, per quanto  affascinanti, non reggono minimamente ad un'analisi oggettiva dei fatti. 
Indipendentemente dai risvolti politici, criticabili, che gli attentati hanno provocato, l'11/9 2001 gli USA hanno subito una serie di attacchi terroristici di matrice islamica, per motivazioni tristemente religiose.
 
Gli eventi dell'11/9 2001 sono di una gravità estrema e meritano un'attenta ed appassionata ricerca della verità, ma sempre con il  modus operandi dell'indipendenza intellettuale e della ragione.  
 
Concludo dunque invitandovi ad assumere sempre un atteggiamento scettico e critico ed esortandovi a verificare personalmente i documenti e le fonti da cui essi provengono, incrociando le informazioni e rilevandone le incongruenze e le imprecisioni che sono sintomo inequivocabile di poca affidabilità delle fonti stesse.
 
Vorrei infine dedicare un rigo a tutti coloro che hanno perso la vita quel tragico giorno: il mondo non vi dimenticherà mai, io non vi dimenticherò mai, ed il vostro ricordo vivrà in noi, per sempre.
 
Ringrazio infinitamente la mia piccola MissBadGuy per il supporto linguistico!
 
 

Theoretical mechanics spirit

Sono tante le emozioni e le sensazioni che provo da un pò di tempo; Percezioni che per la prima volta nella mia vita mi capita di avvertire...
Negli ultimi anni ho intrapreso un processo irreversibile, un pò una crescita forzata causata da alcuni particolari episodi, alcuni belli ma per maggior numero, brutti.
Eventi che nella loro totalità mi hanno permesso di osservare aspetti dell'esistenza che, francamente, ignoravo; sfumature quasi inpercettibili, ma per questo di un potenziale immenso...
Tutto ciò ha fatto evolvere in me un pensiero, un modo di vedere e di ragionare circa tutta la faccenda dell'esistenza stessa...definendo in modo abbastanza preciso ciò che mi ritengo...
conferendomi una certa sensazione di equilibrio.
Non sono l'unica persona che ha affrontato un percorso simile, anzi tutti, prima o poi si trovano a fare i conti con la "crescita"...anche se spesso capita che, raggiunto l'equilibrio, qualcosa arrivi per alterarlo ed immancabilmente ci riesce...bè, vi dirò miei affezionatissimi, ciò non sempre accade. Succede a volte che quel qualcosa si manifesti attraverso un vincolo ridondante, olonomo fisso, bilaterale e scabro che anzicchè risultare inefficace, abbandonando i concetti della fisica matematica, diviene esso stesso la condizione necessaria all'equilibrio. Ma rimane un vincolo ridondante...quindi?, ma miei affezionatissimi, espandendo il sistema in studio e modellandolo non più come un singolo corpo, ma come un sistema di due corpi...scorpirete che il sistema risulta ancora in equilibrio...e questa volta senza iperstaticità, ma in equilibrio perfetto...e vi dirò miei affezionatissimi, i sentimenti, quelli veri, sono rigidi...e quindi per un sistema siffatto, l'equilibrio è garantito qualunque sia la sollecitazione esterna...
 
Ora, che ho parlato tanto, dedico alcune parole, non mie questa volta, all'altra parte del "mio" sistema: 
 
We were born to fly
To reach beyond the sky
To carry on forever after
You and I
You keep my faith alive
With you I'm not afraid
To rise and fall and face disaster
You and I
We were born to fly

Take another breath
Just close your eyes my love let nature do the rest
Open up your wings
And with the wind we'll rise above to higher things
We'll forget about tomorrow
And we'll live another day today
 
(Scorpions, Humanity Hour I, 2007 -  We were born to fly)
 

In the presence of enemies (Dream Theater)

Ciao a tutti!!
Dopo i consigli della carissima Terry, come avete visto ho rinnovato un pò il blog...
 
Come primo articolo di questa nuova veste, vi propongo la traduzione inquadrata nella trama, del brano:
In the presence of enemies tratto dall'ultimo album del gruppo statunitense Dream Theater.
 
1) INTRODUZIONE
 
Il brano segue le vicende narrate nel fumetto coreano "Priest".
  
Storia:
Priest racconta la storia della battaglia dell'umanità contro i 12 angeli decaduti, guidati dall'arcangelo Temozarela. Malgrado abbia combattuto nella battaglia contro Lucifero, Temozarela e la sua corte, presto, si resero conto che Dio aveva perso interesse nei loro confronti, deluso dal comportamento degli angeli; Non appena si accorsero che Dio aveva concentrato la sua attenzione sull'umanità, decisero di ribbellarsi a Dio in luce al suo favoritismo nei confronti della razza umana. Essi scesero sulla Terra per "giocare a fare Dio" tra gli uomini che costruirono tempi e statue per loro. Per la loro ribbellione e per gli atti contro l'umanità, Dio distrusse i loro templi e le loro statue furono confinate sottoterra con le loro anime intrappolate all'interno.
 
E' stato secoli dopo che un sacro cavaliere chimato Vascar De Gullion, condottiero crociato, un uccisore di eretici nel nome di Dio, trovò Temozarela. Dopo che sua moglie ed i suoi figli furono bruciati vivi, Vascar perse la sua fede desiderando morte e distruzione ovunque, massacrando qualunque cosa sul suo cammino. Il suo viaggio terminò quando trovò una grotta con le statue dei 12 angeli. Temozarela chiese a Vascar di donargli il proprio corpo nella speranza di relaizzare la sua vendetta contro Dio.
 
Fu secoli dopo che Vascar fu trovato vivo e processato come eretico da Betheal, un potente inquisitore. Parlando con Vascar,  Beathel realizzò che egli non era chi credeva fosse, ma che in realtà era Temozarela.
Temozarela giocò con il solo orgoglio e gioia di Betheal, un bambino che salvò da un sacrificio eretico. L'angelo decaduto manipolò il bambino e lo portò massacrare brutalmente una giovane donna. Quando Betheal vide ciò che il bambino aveva fatto, invece di vedere le risa di Temozarela, finì con l'uccidere il bambino con le prorpie mani. Betheal perse la sua fede in Dio e Temozarela lo prese sotto la sua ala come uno dei suoi discepoli.
Invece di cambiare in favore di Temozarela, Betheal recita la parte di Giuda nella storia, tradendo Temozarela. Betheal dedicò la sua vita per studiare un modo per intrappolare Temozarela così che le persone potessero liberarsene. Questo divenne l'eretica invenzione della Domas Porada. Il corpo di Betheal fu necessario come chiave per chiudere la gabbia. Con la sua anima intrappolata dentro la Domas Porada, Betheal entrò completamente in una nuova vita con il potere che aveva guadagnato dal suo allontanamento da Dio. Egli è adesso un demone, chiamato Belial.
Ivan Isaacs, l'eroe, fu chiamato a risolvere il puzzle che la Domas Porada presenta. Mentre era impegnato nel suo lavoro, Ivan fu confinato su una croce dopo aver visto il suo amore, Gena, morire tra le sue braccia per mano di Temozarela. In questo momento di pazzia, Ivan commette il suo più grande errore: libera Temozarela dalla sua prigione.
Ed è allora che Belial prese Ivan, che nella disperazione di aver perso Gena, denunciò Dio. Ivan rinasce come immortale al servizio di Belial.
A causa della morte di Gena, Ivan dedica la sua vita alla vendetta contro Temozarela.
 
Il brano inizia nel momento in cui Belial tenta Ivan...
 
2) IL BRANO - Parte I
 
Resurrezione:
 
Ivan ci introduce alla sua storia narrandoci i suoi ricordi ed il dialogo con Belial.
 
Ivan:
"Vidi una luce bianca che splendeva dinanzi a me ed avvicinandomi ad essa attesi la fine...
...Una visione finale prometteva la salvezza: resurrezione, per un uomo decaduto."
 
Belial:
"Stai ancora aspettando il tuo Dio, ed il simbolo della tua fede?"
[Belial provoca sarcasticamente Ivan, lo induce a credere di essere stato abbandonato da Dio, che non ha fatto nulla per salvare Gena]
 
"Io posso liberarti da questo inferno e da questo dolore!
Non devi provare vergogna, figlio mio!
Io posso darti un potere sconfinato!
Credimi, tu sarai il prescelto!"
[Belial cerca di corrompere Ivan]
 
Ivan:
"Sono stato dimenticato...
Un corpo disdegnato e spezzato...
La mia anima rifiutata, corrotta da questo sangue!
 
Oltre ogni redenzione...
Un peccatore* che non merita la salvezza, separato per sempre da colei che amo... *
Il peccato a cui Ivan si riferisce è l'aver liberato Temozarela
 
Sto ancora aspettando il mio Dio, ed il simbolo della mia fede?"
[Ivan in preda alle fortissime emozioni di cui è vittima, vacilla all'offerta del demone]
 
Belial:
"Io posso condurti lungo il sentiero e riportarti alla vita!
Tutto ciò che chiedo è che tu mi veneri!
Posso aiutarti a cercare vendetta e salvare te stesso,
Darti la vita per tutta l’eternità!"
[Belial offre ad Ivan poteri sconfinati e l'immortalità indispensabili per la sua vendetta contro Temozarela]
 
[Ivan accetta il patto ed è ora una cosa sola con Belial.
Nella parte II del brano viene citato il giuramento di Ivan a Belial:
"Signore Oscuro in me, combatterò per te !
Signore Oscuro del peccato, ora la mia anima è tua!
Signore Oscuro, mia guida, morirò per te!
Signore Oscuro in me!"]
 
Narratore:
"I servi dei caduti combattono per aprire la strada per la chiamata del loro salvatore, in questo giorno maligno.
Attraverso un velo di follia, con una lama crudele, un uomo si erge sbarrando loro la via!"
[Il narratore si referisce ad Ivan, che al servizio di Belial, combatte contro le legioni di demoni degli angeli decaduti intenti a distruggere l'umanità]
 
Ivan:
"Redenzione, redenzione per l’umanità!"
[Ivan va incontro una legione di demoni di Jarbilong, preparandosi a combatterli]
 
3) Il BRANO - Parte II
 
Eretico:
 
Ivan incontra Jarbilong, quest'ultimo gli da il "benvenuto" cercando di intimorirlo.
 
Jarbilong:
"Benvenuto stanco pellegrino, nel circolo, ti stavamo aspettando!
Tutti si sono riuniti per il tuo arrivo, tutti i fedeli*"  *I fedeli sono le persone tramutate in non-morti, i soldati della legione
 
Ti stavo aspettando predicatore spossato.
Sei stato atteso, adesso possiamo cominciare
Che questo sacro Giorno del Giudizio regni!
 
Ho conosciuto te, padre* e la tua sacra cerca,     *sacerdote
Un soldato benedetto che combatte!
Non avrai mai riposo...
Io ti ho conosciuto, ma tu conosci me?"
 
Ivan minaccia Jarbilong ed uccide interamente la sua legione.
A questo punto il brano si focalizza su Jarbilong e su Armandiel, i due parlano di Ivan.
 
Jarbilong:
"Non riesco a scorgere il suo volto ma posso sentire il suo rancore,
Una presenza che proviene dai morti, abbandonata dalla luce...
Questa ombra* lo consumerà da dentro"     *con "Ombra" Jarbilong si riferisce al potere oscuro che si è impossessato di Ivan: Belial

"Questo potere che sento,
La rabbia dietro quegli occhi...
E’ solo un fantasma celato, uno spirito sigillato al suo interno*..."     *ancora Jarbilong fa riferimento allo spirito di Belial dentro il corpo di Ivan
 
A questo punto Jarbilong chiede ad Armandiel quale sia il vero nemico, Ivan (il corpo) o Belial (lo spirito), ed Armandiel gli risponde:
 
Armandiel:
"Sia il corpo che l’anima sono una minaccia, poiché per essi sono una cosa sola!"
 
 
 
Il Massacro Dei Dannati:
 
La storia si concentra ora su un importante avvenimento, Belial prende effettivamente possesso di Ivan, costringendolo a combattere nuovamente contro
le legioni di Jarbilong. Il combattimento avviene su un treno che trasporta bare...Jarbilong evoca i morti e li rende suoi servi.
Sul treno è presente anche Lizzie, una ladra. Lizzie somiglia molto a Gena, e questo scatena fortissime emozioni in Ivan.
 
Belial:
"Non preoccuparti di cercarli, ti troveranno loro.
Combatti, combatti e distruggi sinché non ne puoi più!
Uccidi, spargi il sangue dei ribelli: sono i figli dell’inferno! Carne dei non-morti!
Fermandoti solo quando non hai più nulla da uccidere"
 
Ivan:
"Peccato!
Preso in un momento di debolezza,
Commesso il più grande errore di tutti!
Ho venduto metà della mia anima!"
[Ivan inizia a realizzare di aver commesso un errore immenso nell'accettare il patto di Belial. Capisce che Belial intende combattere contro Temozarela non per aiutarlo nella sua vendetta, ma per interessi personali]
 
Belial:
"Ed ora è troppo tardi per te!"
[Belial, ormai è in possesso di Ivan...e lo tormenta annientando ogni sua speranza di redenzione]
Ivan/Belial si riferisce ai suoi nemici:
 
Ivan/Belial:
"Giudico ciò che i miei occhi vedono,
Giudico e sono giusto, poiché parlo della bestia che vive in ognuno di noi!
Voi che non siete i benvenuti, e’ giunto il vostro momento!"   
 
Ivan:
"Signore,
Sei il mio dio e il mio pastore,
non desidererò nient’altro,
Camminare attraverso l’abisso,
sin dentro l’ombra della morte"
Paura,
non c’è nessun male da temere adesso poiché so che tu sei con me.
La mia coppa trabocca del sangue dei miei nemici
Io marcisco nella casa del signore,
Amen, per sempre
La morte mi seguirà ogni giorno della mia vita"
[Ivan recita il salmo 23; cerca in questo modo di liberarsi di Belial, invocando l'aiuto di Dio.
In questo momento della storia, Ivan, parzialmente rinvenuto, salva dalla morte Lizzie, minacciata dai servi di Jarbilong]
 
Ivan/Belial:
"E’ tempo per la resa dei conti"
[Grido di battaglia di Belial ai nemici]
 
Ivan/Belial eliminano la legione di Jarbilong, ma ormai il processo di ribellione di Ivan è iniziato...
 
Salvezza:
 
Ivan è ormai libero dall'influenza di Belial...e se ne libera.
 
Ivan:
"La mia anima si indebolisce,
Lui lo sa ed attende,
Lui mi sorveglia dai cancelli dell’inferno!
Nell’ora dell’oscurità il momento che temevo è passato,
il momento in cui ho perso la mia fede che promette la salvezza.
La mia anima mi appartiene adesso!
Non combatto per te Signore Oscuro"
 
Insieme a Lizzie fuggono dal treno in corsa...
Ora Ivan può condurre la sua vendetta contro Temozarela...con al suo fianco la bellissima Lizzie, che decide di aiutarlo.
 
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Referenze:

Addio Maestro

Oggi è 6 Settembre 2007 e per me questo è un triste giorno.
Stamattina, nella sua villa di Modena, è scomparso il grande tenore Luciano Pavarotti, dopo aver combattuto una lunga battaglia contro il cancro al pancreas.
Sul sito ufficiale del Metropolitan Opera House di New York c'è il triste commento del direttore artistico M° James Levine:
 
“Few singers in the history of the Metropolitan Opera have had the popularity with the general public and the enormous impact that Luciano Pavarotti had during his 36-year career with the company. Luciano’s voice was so extraordinarily beautiful and his delivery so natural and direct that his singing spoke right to the hearts of listeners whether they knew anything about opera or not. I will never forget the sheer magic of that voice, but I will also remember the warm, generous, and exuberant spirit of the man. He is, rightfully, a legend already – an artist whose recordings will be a reference for singers and opera lovers for a long time to come.”
 
La scomparsa del maestro è un triste evento che colpisce il mondo intero e messaggi come questi sono stati inviati da ogni personalità di rilievo e non solo... 
 
Personalmente devo a "Big Luciano", come lo chiamavano affettuosamente i suoi fans, la mia passione per l'opera lirica. E' merito suo se una decina di anni fa mi sono avvicinato a questo mondo, catturando la mia ammirazione con quella superba "Bhoème" interpretata al fianco della altrettanto grande Mirella Freni.
Ho imparato ad apprezzare e capire questa forma d'arte attraverso le sue interpretazioni e grazie a questo ho interiorizzato il significato della musica.
Grazie per le emozioni che mi hai fatto provare, non le dimenticherò mai.
 
Addio Maestro.
 
    

Un messaggio importante...

Ciao a tutti.
Vi propongo un messaggio molto intenso scritto da una delle personalità più meritevoli di rispetto che il nostro paese può vantare:
Rita Levi-Montalcini.
La dottoressa Levi-Montalcini, nata a Torino nel 1909, ha conseguito la laurea in medicina e chirurgia presso l'Università di Torino nel 1936. Nel 1986 è stata insignita del Premio Nobel per la medicina e dal 2001, per nomina presidenzale, è senatrice a vita.
 
Ecco ciò che scrive:
 
Il messaggio che invio, e credo anche più importante di quello scientifico, è di affrontare la vita con totale disinteresse alla propria persona, e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda, sia quello inanimato che quello dei viventi. Questo, ritengo, è stato il mio unico merito. Io dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente. Non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona. 
 
Qualunque ulteriore commento credo risulti superfluo.

Un altro anno...

15 Luglio 2007.
Un altro anno è trascorso...ed io sono qui a scrivere questa memoria come se a scivolare via fossero state solo poche ore...
Sono invece quattro gli anni che mi separano da quella telefonata che mi fece gelare dentro...quella telfonata che non dimenticherò mai,
come non dimenticherò mai te, la persona che eri e che sempre per tutti noi sarai; Tu vivi dentro di noi ed il tuo ricordo non svanirà mai...ci guiderà nei momenti di sconforto e ci darà la forza ed il coraggio per andare avanti sempre!
Mi manchi, amico mio.
 
 

Matematica e magia nera...

Vi propongo qui un piccolo brano dello scrittore statunitense Fredric Brown approposito della, ahimè, frequente difficoltà che le persone hanno nell'approccio allo studio della matematica:
 
Henry Blodgett guardò l'orologio da polso: erano le due del mattino. Angosciato, chiuse di colpo il libro di testo sul quale aveva studiato e lasciò che la testa gli cadesse sulla scrivania. Non avrebbe mai superato l'esame del giorno seguente: più studiava la geometria, meno ci capiva qualcosa. La matematica in genere gli era sempre riuscita difficile, ma stava scoprendo che gli era addirittura impossibile capire la geometria. Se fosse stato bocciato, avrebbe chiuso con l'Università: nei primi due anni era già stato bocciato in altri tre esami, e secondo il regolamento dell'Università, un'altra bocciatura avrebbe significato la sua automatica espulsione. Desiderava ardentemente la laurea, poiché gli sarebbe stata indispensabile nella carriera che aveva scelto. Ormai solo un miracolo poteva salvarlo.

Si rizzò all'improvviso, colpito da un'idea: perché non tentare con la magia? Si era sempre interessato di occultismo. Sui libri aveva spesso letto le semplici istruzioni necessarie per evocare un demone e costringerlo a obbedire alla propria volontà. Fino ad allora l'aveva sempre considerata una cosa un po' rischiosa e quindi non ci aveva mai provato, ma quella era un'emergenza, e valeva la pena correre un piccolo rischio. Solo grazie alla magia nera sarebbe potuto diventare da un minuto all'altro un esperto in geometria.

Prese dallo scaffale il miglior testo sulla magia nera, trovò la pagina che gli serviva e si rinfrescò la memoria leggendo le poche cose che avrebbe dovuto fare. Sgombrò con entusiasmo il pavimento spingendo i mobili contro i muri, tracciò col gesso un pentagono sul tappeto e vi entrò. Pronunciò poi gli incantesimi.

Il demone era decisamente più orribile di quanto si aspettasse, ma raccolse il coraggio e cominciò ad esporre il proprio problema:
"Non sono mai stato bravo in geometria...", cominciò, "L'avevo intuito", disse con gioia sadica il demone e con un sorriso di fiamma lo ghermí attraverso le linee di gesso del'inutile esagono che Henry aveva disegnato per errore, invece del pentagono che l'avrebbe protetto.
 

Filtrare l'alcool denaturato

Intro:
Personalmente utilizzo molto alcool "bianco" come liquido di conservazione per reperti di storia naturale e siccome il prezzo di quest'ultimo è altissimo ho deciso di trovare un metodo alternativo per procurarmelo, cioè "filtrare" quello denaturato (quello rosso per intenderci) che costa molto meno. Su suggerimento del mio caro amico Livio (Lyvius) ho deciso di scrivere questo articolo, descrivendo come effettuare una corretta distillazione "casareccia".
 
Attenzione! Il risultato di questa procedura è alcol etilico denaturato bianco, non adatto ad essere ingerito. Infatti questo tutorial nasce da un'esigenza di utlizzo ai fini scientifici e non di produzione di alcolici tipo liquori, vini o birre. L'autore declina ogni responsabilità per eventuali danni causati dall'inosservanza di questo avviso.
 
Alcool etilico:
Etanolo secondo la nomenclatura IUPAC, è un alcol a catena corta la cui formula chimica è CH3CH2OH.
A temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore dall'odore caratteristico. È tendenzialmente volatile ed estremamente infiammabile.
 
Vediamo invece di cosa si tratta il cosiddetto "spirito rosso", quello che tutti abbiamo in casa...
 
Composizione "spirito rosso" - alcol etilico denaturato (regolamento 2559/98 del 17/11/1998)
1 - Etanolo (non meno del 90%)
2 - Tiofene (altera le caratteristiche organolettiche)
3 - Denatonium benzoato (altera le caratteristiche organolettiche)
4 - Soluzione al 25% p/p di C.L. Reactive Brilliant Red K-2BP (Reactive Red 24) (colorante rosso)
5 - Metilchetone (evita le frodi, ha temperatura di ebbollizione molto vicina a quella dell'etanolo, dunque non può essere eliminato con la distillazione semplice)
  
Metodo di filtraggio:
Per la nostra esperienza, utilizzeremo il metodo del filtraggio con carboni vegetali (ottima la cenere prodotta dalla combustione in un comune caminetto da appartamento).
 
Occorrente: 
Il metodo è particolarmente semplice, nonché economico;
Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è:

1) Imbuto di materiale plastico;
2) Retina a maglie sottili (sono ottime quelle usate per il filtraggio delle acque negli acquari);
3) Contenitore di raccolta;
4) Cucchiaio o paletta in materiale plastico;
5) Carboni vegetali, ovviamente...;
6) Carta da filtro (si può acquistare in erboristeria);

Procedura:
Appoggiare sull'orlo di uno dei contenitori l'imbuto. Posizionare sul fondo dell'imbuto un pezzo di retina di adeguate dimensioni. Sistemare un pò di cenere (non molta) facendo attenzione a non far precipitare la retina nello scolo. A questo punto bisogna versare l'alcool etilico denaturato, mi raccomando, buon senso. Dopo pochi secondi, osserveremo gocciolare nel contenitore l'alcool privo del Reactive Red 24. Successivamente, siccome il risultato sarà una soluzione piuttosto sporca di qualche residuo di carbone, sarà sufficiente filtrarla in modo analogo a quello esposto, utilizzando un pezzo di carta da filtro.
E' possibile anche effettuare la procedura in un solo passaggio, unendo alla retina la carta da filtro. Il difetto di questa impostazione è l'aumentare del tempo necessario al completamento dell'operazione.

Conclusioni:
Come avete visto il metodo è semplicissimo e non comporta problemi. L'unico svantaggio è il tempo che si impiega a filtrare, dato che si ottiene una goccia al secondo circa...ma dopotutto non mi sembra un grandissimo problema...
 
 
 
 

Malocchio...si, come no

Mai capitato che dopo esservi confidati con qualcuno dei vostri problemi questi vi abbia risposto:
"Oh! ma guarda!...vediamo se hai il malocchio!?"
Mi farebbe davvero piacere se frasi come queste fossero solo un ricordo del passato, qualcosa da scrivere sui libri di storia...Invece il "malocchio" è una realtà ancora attuale e moltissima gente, anche giovani, ci credono.
Vi giuro, mi piange il cuore.
 
Vediamo di cosa si tratta, come si fa e cosa c'è dietro la folkloristica pratica.
Alcuni idividui sostengono di poter diagnosticare la presenza del "malocchio", ovvero una sorta di maledizione inflittaci da qualcuno che non ci sopporta (siamo alle soglie della magia nera...). Per effettuare la verifica, questi personaggi utilizzano una curiosa procedura. Una goccia d'olio viene lasciata cadere in un piatto contenente acqua; a seconda che la goccia d'olio resti a galla nel piatto o apparentemente scompaia se ne traggono conclusioni circa l'eventuale presenza del malocchio. Ovviamente la pratica sembra confermare questa cosa, ma ovviamente l'influenza della magia non c'entra affatto.
 
Per cercare di comprendere meglio ciò che succede si può fare un esperimento. Si prendano due piatti fondi uguali, si lavino accuratamente con detersivo e si risciacquino con acqua calda. Su uno dei due piatti si passi quindi un batuffolo di cotone leggermente imbevuto d'olio. Si introduca una uguale quantità d'acqua nei due piatti. Si lasci quindi cadere una goccia d'olio da uguale altezza nell'acqua dei due piatti. In quello che è stato preventivamente unto con il batuffolo di cotone, la goccia d'olio rimarrà localizzata in una zona molto ristretta. Viceversa in quello accuratamente sgrassato la goccia sembrerà sparire. In realtà la goccia d'olio non sparisce, ma si spande sulla superficie dell'acqua in un sottilissimo strato che possiamo considerare con buona approssimazione monomolecolare (guardando contro luce la superficie è possibile vedere la chiazza d'olio). La differenza di comportamento nei due piatti è conseguenza di una delle più importanti proprietà dei fluidi: la tensione superficiale, ovvero la tendenza di un fluido ad occupare quanto minor volume possibile creando una sorta di barriera all'interfaccia tra il fluido stesso e l'ambiente circostante. E' grazie a questa proprietà che alcuni oggetti come un ago da cucito non affondano in un bicchiere d'acqua: non perchè galleggiano, ma perchè non riescono a "sfondare" la barriera.
Nel caso in cui la tensione superficiale viene modificata dalla presenza di tracce d'olio nel piatto trattato con il batuffolo di cotone, la barriera si rompe e la goccia è in grado di penetrare nel fluido.
 
Quindi, coloro che basano la "diagnosi" del malocchio sulla caduta di una goccia d'olio in un piatto si affidano, se in buona fede e per ignoranza, al caso. L'esito, infatti, dipende dalle proprietà del fluido, in questo caso acqua, e dal modo più o meno accurato con cui il piatto è stato lavato. 
 
Se dovesse capitarvi di trovarvi in questa situazione allora, pensate a quanto è stato appena detto e "smascherate" il trucco, spiegando scientificamente cosa accade nel piatto, magari facendo anche una piccola dimostrazione.
 
Per maggiorni informazioni:

Pulire l'argenteria

Vi è mai capitato di osservare ai danni un oggetto d'argento il fastidioso fenomeno "dell'annerimento"? Penso che la maggior parte di voi abbia risposto affermativamente alla domanda precedente, quindi, vi propongo un facile metodo "domestico"  (anche se scientificamente molto interessante) per porre rimedio al fastidioso fenomeno...
 
Facciamo una breve introduzione;
Cos'è l'argento? L'argento è l'elemento chimico, indicato con il simbolo Ag (abbreviazione della dicitura latina "argentum") avente numero atomico 47 (ovvero l'atomo che lo compone possiede quarantasette protoni). La sua posizione sulla tavola periodica lo colloca tra i metalli di transizione e a condizioni standard si presenta come un solido bianco, lucido e tenero. E' il miglior conduttore di calore ed elettricità tra tutti i metalli. L'argento è una sostanza che difficilemente interagisce con l'ambiente esterno, infatti è stabile all'aria pura e all'acqua pura ma, ecco un particolare che ci interessa, scurisce se sottoposto a contatto diretto con l'ozono, l'acido solforico o ambienti che presentano tracce di composti dello zolfo, infatti, il cosiddetto "nero" non è altro che solfuro d'argento.
 
Come eliminare questa fastidiosa patina dunque? Semplice: costruendo una pila. Non temete, nulla di complicato. Per informazioni rigorose su cosa sia una pila in chimica, vi rimando a testi specialistici, ma in due parole, la pila è un dispositivo dove avviene una reazione di ossido-riduzione (nota anche come "redox"), ovvero avviene un trasferimento di elettroni tra i reagenti.
Per la nostra esperienza dunque, occorrono:
 
1*) un oggetto d'argento "annerito" - c'è qualcuno che potrebbe dimenticarlo
1) una vaschetta di alluminio Al di quelle che si usano per gli alimenti;
2) acqua calda;
3) comune sale da cucina (in gran parte cloruro di sodio NaCl);
 
Per creare la pila è sufficiente versare l'acqua calda nella vaschetta, mescolarvi del sale (creare una soluzione salina) e immergervi l'oggetto che desideriamo pulire, facendo attenzione che quest'ultimo sia in contatto con la parete della vaschetta.
Dopo pochi minuti l'oggetto d'argento tornerà splendende come in origine.
 
Ma cosa è successo? Semplice, la presenza della soluzione salina, del catodo e dell'anodo, rispettivamente l'oggetto d'argento e la vaschetta, hanno costituito una pila, attivando una reazione elettrochimica di redox durante la quale l'argento si riduce, "perdendo" la patina nerastra e cedendola all'alluminio, che si ossida. Quest'ultima infatti, mostrerà un cambiamento di colore, dovuto all'acquisizione della patina ceduta dall'argento.

Il sangue di S.Gennaro: basta menzogne

Sarà perchè non vedo particolarmente di buon occhio la chiesa e tutto quello che c'è dietro, ma mi sento in dovere di segnalare una indagine che esiste dal 1991 e che smaschera definitivamente le menzogne che tre volte l'anno vengono messe al bando della popolazione napoletana nel duomo di Napoli. E' ora che le persone, fedeli o no, sappiano che il "miracolo" dello "scioglimento" del sangue di S. Gennaro è un falso. Involonario forse, ma un falso. Perchè? ...vediamo; 
Tre scienziati del C.I.C.A.P., Luigi Garlaschelli, Franco Ramaccini e Sergio Della Sala, nel 1991, progettarono e crearono con mezzi disponibili nel 1300 (data alla quale risale la reliquia) una sostanza perfettamente identica al presunto sangue, con proprietà "tissotropiche", cioè una sostanza che sottoposta a stress meccanici effettua un passaggio di fase da solido a liquido. Ricordate i movimenti che il vescovo effettua per verificare la poca viscosità della sostanza? - bingo, ecco lo stress, ed ecco che la sostanza diventa fluida. I tre, sono illustri personaggi di fama mondiale e il loro scritto fu pubblicato anche sulla celebre rivista "Nature", a prova di quanto fosse scientificamente valida.  
Ora non sappiamo se la chiesa sa dell'imbroglio e ne approfitta per fare presa sui fedeli, oppure se ignora la spiegazione scientifica alla base, rimane il fatto che la sostanza ignota contenuta nelle ampolle non è sangue, ma una sostanza colloidale tissotropica di fabbricazione di qualche alchimista del 300, ed al contrario di quello che sostiene la chiesa, la spiegazione scientifica c'è ed è rigorosa.
Mi domando, se sono così sicuri, perchè non permettono un'analisi diretta di un campione? La scusante del danneggiamento alla reliquia nel 2007 non è più credibile; e vabbè, dopotutto si sa: "la verità fa male..." 
 
Non penso ci sia da aggiungere altro, mi limito dunque a segnalarvi i links ufficiali:
1) Indagine sul sangue di San Gennaro, sul sito del CICAP: http://www.cicap.org/articoli/at100062.htm
2) Articolo pubblicato su "Nature", vol. 353, 10 Ottobre 1991 (in lingua inglese): http://www.cicap.org/articoli/at100063.htm
3) Informazioni sulla tissotropia sul sito di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Tissotropia  

Eusapia Palladino: fine del mistero

Un pò di storia...
Eusapia Palladino è stata una medium. Celebre in tutto il mondo per i suoi poteri eccezionali. Ella ha vissuto per buona parte della sua vita a Napoli, e sempre a Napoli, in via Benedetto Cairoli, ha abitato ed è morta, il 14 maggio 1918. Una data che vale la pena di anticipare subito perché è una delle poche cose certe di una vita ricca di punti interrogativi...
Personaggio enigmatico e di umilissime origini, Eusapia Palladino non ha mai fatto molto per aiutare i suoi biografi.
 
Ecco Eusapia Palladino in una foto del 1907
 
Nata nel 1854 in Puglia a Minervino Murgie, vicino Bari, la medium ha descritto in modo contraddittorio i difficili anni della sua infanzia. La madre sarebbe morta poco dopo la sua nascita o, secondo altre versioni, addirittura nel darla alla luce. Il padre invece, sempre secondo il racconto della Palladino, sarebbe stato assassinato dai briganti, davanti agli occhi della piccola.
Non è tutto: l'idea di una infanzia terribile venne alimentato dalla stessa Palladino.
Era sempre lei infatti a ricordare come, a poco più di un anno, una caduta in casa le avesse procurato la frattura di un osso della testa, l'osso parietale. Qualche tempo dopo fu invece la nonna, a cui era stata affidata, a procurarle un'altra frattura cranica con una padellata... Aggiungiamo a tutto questo una grande ignoranza e un carattere spigoloso e avremo il quadro di una personalità complessa contro cui andò a cozzare, da ogni punto di vista, il meglio della cultura e della scienza europea del tempo. Parliamo di poco più di un secolo fa...
Dopo un'infanzia decisamente in salita, le cose iniziarono a prendere una piega diversa quando Eusapia arrivò a Napoli. La speranza era quella di trovare impiego come bambinaia, ma il destino volle che la ragazza capitasse in una famiglia di appassionati spiritisti: la famiglia Migaldi. Si racconta che una sera, venuto a mancare un invitato, Eusapia venne coinvolta dai suoi padroni in una seduta spiritica. Doveva essere solo un anello della catena medianica ma i fenomeni che si verificarono nella stanza stupirono tutti, non erano mai accaduti prima. Oggetti che volavano, colpi sul tavolo, voci di defunti...
Sembrava la fine del mondo. Per Eusapia fu l'inizio di una nuova vita.
In poco tempo la notizia dei poteri della Palladino si diffuse per tutta Napoli e ben presto anche nel resto d'Italia e a seguire in Europa.
Iniziò così iniziò per la Palladino una serie infinita di dimostrazioni e di sedute spiritiche, molte delle quali davanti ad eminenti scienziati dell'epoca, compresi alcuni futuri premi Nobel della fisica come i coniugi Pierre e Marie Curie, o della medicina come Charles Richet. Anche in Italia uno dei più importanti scienziati dell'epoca, Cesare Lombroso, si interessò a lungo alla ex bambinaia semianalfabeta che sembrava avere l'Europa ai suoi piedi.
 
Trucchi si...ma il mistero resta in piedi
La Palladino venne più volte sorpresa a imbrogliare, a volte anche in modo molto rozzo. Ma continuò sempre a sottoporsi di buon grado a controlli e a verifiche da parte di importanti scienziati e medici. All'epoca molti scienziati ritenevano che i fenomeni paranormali fossero frutto di una deviazione della mente. Insomma, qualcosa che poteva interessare più la nascente psichiatria che lo spiritismo. Eppure era difficile spiegare certe manifestazioni solo con l'uso di trucchi o di una patologia psichica...
Nell'estate 1902 la Palladino venne esaminata da un gruppo di docenti universitari di Palermo. Una relazione stesa in quell'occasione racconta cosa avvenne: "Ad uno di noi, una volta al buio, venne tolta la sedia, sulla quale stava seduto, malgrado resistesse con tutta la sua forza. Fatta la luce, la sedia fu trovata sul tavolo centrale; rifatto buio, la sedia ritornò precisamente al suo posto e il proprietario di essa, che era rimasto tuttora in piedi, fu tirato energicamente per il lembo della giacchetta, dalla parte di dietro, e forzato a piegare le ginocchia e rimettersi a sedere. Durante il lungo svolgersi d questo fatto il controllo della persona della Palladino fu, come per tutti i fenomeni qui narrati, completamente sicuro".
Secondo i numerosi racconti dell'epoca, durante le sedute, la Palladino veniva legata alle sedie e gambe e braccia venivano tenute ferme da persone che non la perdevano mai di vista. A rendere ancora più impenetrabile il rompicapo c'erano poi le bizzarrie di questa donna ignorante, poco amante della pulizia, arrogante e bizzosa che, spesso, a fine seduta faceva delle avances molto dirette ai compassati professori che la esaminavano.
 
La verità:
Dunque esclusa qualche dimostrazione palesemente smascherata, è vero quanto accadeva all'epoca?
Ovviamente no, o meglio, si,  ma non per i motivi che tutti credevano; Infatti, la commissione dell'epoca (parliamo di un secolo fa, ed in questo lasso di tempo la scienza è progredita esponensialmente), impreparata nell'affrontare un'analisi scientifica accurata di fenomeni di questo tipo, diede conclusioni affrettate, ovviamente nei limiti delle proprie possibilità. Oggi, la commissione del C.I.C.A.P. (Italian Committee for the Investigation of Claims on the Paranormal), massimo esponente in materia di studio e valutazione di fenomeni "paranormali", alla luce di nuovi studi, ha rivalutato la vicenda, escludendo assolutamente la possibilità che quanto fatto dalla Palladino fosse frutto di poteri paranormali, ma che fossero sempre e solo conseguenza dell'astuzia della donna, che riusciva a creare fenomeni suggestivi e dal forte impatto, ma sempre e comunque utilizzando "trucchi", ampiamente spiegati nel rapporto.
Il nuovo report su Eusapia è consultabile (in lingua inglese) sul sito ufficiale del CICAP, all'indirizzo: http://www.cicap.org/en_artic/at101008.htm
Ancora una volta, anche se a distanza di molto tempo, la ricerca scientifica ha "smascherato" una delle centinaia di leggende metropolitane che circolano in giro, rendendo giustizia alla realtà e combattendo l'ignoranza e la credulità popolare.

Lo "spettro della suora": un fantasma a Caserta

Il fatto:
A Caserta, a Sud-Est della Reggia, nei pressi dell'ex fabbrica "Saint Gobain", vi è un sottopassaggio ferroviario che congiunge viale A. Lincoln a viale A. Lincoln II: in questa zona apparirebbe lo spettro di una suora.
Molti sostengono di aver visto, passando di notte, una figura vestita di nero col capo coperto da un velo passeggiare sul marciapiede del sottopassaggio e qualche volta pararsi davanti alle auto, anche causando seri incidenti.
 
L'immagine, ottenuta utilizzando il software freeware Google Earth, mostra la vista aerea della zona dove avverrebbe il fatto.
 
Ecco una inquadratura da viale A.Lincoln II del sottopassaggio. Foto di A.Massimilla
 
La leggenda:
La vicenda sembra essersi svolta verso la fine del 1800 e l'inizio del 1900. Pare che la suora, facente parte dell'ordine delle "Ancelle dell'Immacolata", non rispettasse le rigide regole monastiche, astenendosi dal voto di castità ed avendo una, seppur limitata, attività sessuale. Tuttavia, una delle sue avventure le procurò una gravidanza, fatto piuttosto grave data la sua posizione. Altri sostengono invece, che la giovane suora sia stata vittima di uno stupro da parte di un viaggiatore. Le due versioni, entrambe verosimili, concordano con il seguito della vicenda, infatti pur riuscendo a nascondere il suo segreto durante i nove mesi della gestazione, in seguito al parto del bambino, impossibilitata nel compiere il suo dovere di madre, la suora uccise il piccolo e seppellì il cadavere sotto un albero. In preda del panico, del dolore e terrorizzata dal giudizio delle sue sorelle e della gente, decise di togliersi la vita, impiccandosi usando il cordone dell'abito ad un ramo dello stesso albero alla cui base vi era sepolto il figlio; la leggenda dice che in prossimità di quel vecchio albero secolare, che ora non è più presente sul territorio, la suora torni sistematicamente per cercare la tomba, ormai persa, del figlio.
 
Il fenomeno pare sia abbastanza frequente e personalmente conosco diverse persone che sostengono di aver visto, seppur non distintamente, una figura scura in ore della notte, tipicamente dalla mezzanotte alle tre del mattino.
Da evidenziare comunque, che chiunque afferma di aver visto la suora fantasma era a conoscienza della leggenda prima dell'evento e che nessuno, ignaro del racconto, ha mai dichiarato di aver visto qualcosa di sospetto.  
 
Commenti:
Ovviamente, senza mettere in dubbio la buona fede di chi racconta la propria esperienza personale, io credo nella scienza ed escludo la possibilità di aver fede in qualcosa che non è dimostrabile. La mia nota curiosità mi ha incentivato nel ricercare quante più informazioni possibili sull'inquietante vicenda, spingendomi a fare piccole interviste alle persone informate dei fatti ed a recarmi sul posto direttamente in diverse occasioni ed in diverse ore della notte per cercare la misteriosa presenza; esculusa qualche misera informazione piuttosto vaga, inutile dire che mai ho avuto la fortuna di poter vedere il fantasma. A questo proposito infatti, dopo un'analisi rigorosa a fenomeni del genere si celano sempre cause scientificamente spiegabili di varia natura, ovvero fenomeni fisici o psichici, piuttosto che spiegazioni grossolane attribuite al mondo del paranormale (ignorando volutamente la molto probabile e frequente opzione della frode).
La spiegazione più rigorosa, dunque, è quella dell'allucinazione, in quanto è scientificamente la più valida. Ci sono anche altre teorie, con meno basi e più avventurose che possono essere citate: tra queste, la teoria del "varco spaziotemporale". Ma vediamo nel dettaglio le due spiegazioni, quella valida e quella alquanto fantascientifica:
 
1) Allucinazione: Si basa sul fatto che chiunque si rechi in un luogo particolare per assistere ad un'apparizione, se abbastanza convinto e suggestionato, può realmente assistere ad un'apparizione. La mente infatti, se posta sotto un forte stimolo di stress, può creare delle illusioni di vario genere (visive, audio, olfattive, etc.) che possono essere diverse a seconda della persona. Nei casi in cui due o più persone condividono la stessa esperienza illusoria si parla di allucinazione collettiva. Alcune teorie parapsicologiche sostengono che un individuo psicologicamente forte, in caso di forte stress e/o forte emozione (come la paura) possa trasmettere l'immagine che è stata registrata dal suo cervello telepaticamente: quest'ultima ipotesi però non ha ancora riscontro scientifico certo, ma è ancora in fase di ricerca.
 
2) Buco spaziotemporale: I padri di questa teoria sono fondamentalmente due: il ghost hunter Peter Underwood e il professore Hermann Wilkins dell'Università dell'Ohio (USA) sostengono che, grazie a particolari situazioni ambientali, si possa creare una sorta di "buco nella luce" che renderebbe possibile vedere nel passato per pochi istanti. Questo infatti sarebbe la spiegazione perché i fantasmi vengono visti ad oltrepassare i muri, a fluttuare nell'aria ed a camminare immersi per metà nella strada; questo perché molto probabilmente nel passato non esisteva quel determinato muro, c'era una dunetta oppure la strada non era ancora stata costruita.
Questa teoria sta avendo ampia diffusione negli ultimi anni pur sembrando a molti assurda. La sua espansione è probabilmente motivabile in luce alle recenti scoperte in campo fisico, come ad esempio la recente riformulazione delle teorie riguardo i buchi neri. Questa teoria però, ad essere onesti, non ha ancora solide basi scientifiche, inoltre, vista la natura unica dello spaziotempo, essa non spiega il motivo per cui si avrebbero slittamenti solo in termini di tempo e non di spazio. Forse nei prossimi anni la ricerca si espanderà in questo settore della fisica sostenendo con argomentazioni più solide questa teoria, ma per ora, il rigore scientifico ci obbliga ad assumere come spiegazione unica la prima ipotesi. 
 
Conclusioni:
Qualsiasi fenomeno di questo tipo ed in particolare la "suora fantasma" di Caserta, non sono mai eventi paranormali, ma sempre fenomeni fisici riconducibili a cause materiali. Le leggende, i miti e le credenze popolari sono frutto dell'immaginazione e parte integrante della "cultura popolare" di un luogo. E' giusto quindi, a mio avviso, che vengano rispettate e tramandate, l'importante è avere il buon senso di non considerarli come fatti reali ma limitarsi a trasmetterli come tradizione folkloristica della propria città.

La rete di Hartmann: la fisica è un'altra cosa...

Dopo studi empirici fu elaborata la teoria secondo cui il pianeta sarebbe avvolto da una rete di origine elettromagnetica, le cui linee di forza escono dalla terra, si innalzano nella biosfera e si incrociano in punti detti nodi...
 
Questa teoria, è alla base di una disciplina che ha avuto origine in tempi abbastanza recenti: la geobiologia. Questa (pseudo)scienza ha come obbiettivo, lo studio dell'infulenza dell'ambiente su tutto ciò che è vivente. Ovviamente questa ha campo di applicazione in svariati settori e per quanto riguarda l'abitazione, essa può dunque fornire utili indicazioni sul rapporto ottimale tra luogo abitato e influssi terrestri. Non si limita infatti a studiare i fattori ecologici quali siamo di solito portati a prestare più attenzione (temperatura, umidità, venti...); analizza anche (e qui casca l'asino...) l'influenza degli irraggiamenti cosmici e di quelli terrestri.
A questo proposito, il medico Ernst Hartmann, dell'università di Heindelberg, teorizza una rete, detta "rete H" di raggi tellurici, una scacchiera orientata, con interasse di circa 2 m in direzione Est-Ovest e 2,5 m in direzione Nord-Sud, che forma un muro invisibile che si innalza nella biosfera; quando i reticoli si incrociano si hanno dei "Nodi", che Hartman definisce "punti patogeni", ovvero, dato che rappresentano i luoghi fisici dove è presente una maggiore concentrazione di radioattività, inducono a malesseri, anche gravi.
 
Ovviamente, la teoria è scientificamente infondata e gli studi condotti non lasciano dubbi sulla sua mancanza di rigore scientifico.
Inoltre, la comunità scientifica mondiale ha etichettato come "assurda" tale teoria, accusando Hartmann e seguaci di profonda ignoranza tecnica.
 
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Su questo argomento sono reperibili parecchie notizie on-line, ma trovo particolarmente interessanti tre articoli pubblicati sul sito  
"Edicola Web: il mistero in Internet" - www.edicolaweb.net, scritti da Giuseppe Badalucco, ovvero:
 
1) La rete di Hartmann - introduzione: http://www.edicolaweb.net/atlan12a.htm
2) Le evidenze scientifiche contro Hartmann: http://www.edicolaweb.net/atlan12b.htm
3) Cosa depone a favore di Hartmann: http://www.edicolaweb.net/atlan12c.htm
 
Altro sito interessante che ospita ampio spazio su questo argomento è quello dell'istituto nazionale di astrofisica, Osservatorio Astrofisico di Arcetri, che a questo indirizzo: http://www.arcetri.astro.it/~comore/skeptic/geobio.html affronta esaurientemente la bufala partorita da Hartmann e soci; (assurda la vicenda della conferenza a Padova...leggete e tremate)
 
 

Ice Rocket: ecco cosa significa

La maggior parte delle persone che incontro ed alle quali rilevo la mia identità alter-ego digitale di "Ice Rocket", scrutano con aria interrogativa il mio volto, cercando di capire cosa possa significare il mio nick e, soprattutto, trovare il motivo per il quale lo abbia scelto.
 
Ho deciso dunque di creare un post, spiegando i motivi della mia decisione e soprattutto rivelando il significato reale. Così magari, oltre che saziare la pura curiostià, posso rivelare qualche lato di me che forse non è poi così evidente.
 
Iniziamo con il tradurre il nome "Ice Rocket" dall'inglese all'italiano:
 
Ice=Ghiaccio + Rocket=Missile, razzo...
 
In breve, missile di ghiaccio. Cosa significa? Provate a pensare a cosa potrebbe essere un missile di ghiaccio...è facile...
...non ci arrivate? Allora ve lo dico io: un missile di ghiaccio è una cometa.
Infatti, come gli studi astronomici confermano, una cometa, simile ad un asteroide, è un oggetto celeste formato prevalentemente da biossido di carbonio, metano ed acqua, ghiacciati.  
 
Vi chiederete il perchè della mia analogia tra me stesso ed una cometa, presumo...ve lo spiego subito. Ci sono diversi motivi, in realtà, tra i quali uno "superficiale" ed uno un pò più profondo...ma cominciamo;
Una cometa, si muove descrivendo una traiettoria ellittica, in pratica in alcuni momenti è particolarmente vicina al sole ed in altri è più lontana. Con questo comportamento sembra quasi che essa voglia allontanarsi dal sole, ma che ad esso, prima o poi, torna immancabilmente vicina. Questo approssima abbastanza bene il mio carattere riguardo alcuni atteggiamenti. Mi riferisco alle mie varie passioni...che vi assicuro sono tantissime... che spesso abbandono "temporaneamente", dando quasi la sensazione di disinteresse, quando invece sono comunque parte di me, ed infatti vi torno puntualmente su...dopo un certo periodo (che io definisco di "riflessione" non intesa come fenomeno fisico!), per approfondirle ed arricchirle più di prima.
Ovviamente, come ho specificato, questo è vero solo per le mie attività materiali e non è assolutamente valido per gli affetti, che per me restano assolutamente immutati sempre! 
Un'altra analogia, che è quella principale (motivo un pò più serio), sta nella famosa "coda" delle comete; Essa è dovuta alla sgretolazione di materia sulla superficie del corpo celeste che si proietta in verso opposto a quello del sole nella direzione che unisce la cometa con il sole stesso. Mi piace pensare alla mia "coda" come l'insime di ogni attività, gesto, parola detta o azione commessa durante la mia vita, come "segno" che, anche se insignificante, è comunque "causa" e provoca delle conseguenze (scia) (si pensi all'effetto farfalla...). Mi piace fare questa similitudine poi, anche coinvolgendo il significato di materia perduta; Infatti, come la cometa perde parte di essa ogni istante, senza la possibilità di riacquistarala, così io, come tutti noi del resto, perdiamo istanti della nostra vita continuamente, istanti che non torneranno mai più. Questo mi spinge a cercare sempre di occupare in modo quanto più completo possibile le mie giornate, evitando di "sprecare" tempo prezioso e cercando di godere appieno del prezioso dono che è la vita, che mi è stato concesso.

La prova matematica dell'esistenza di Dio

Un modo per stabilire la validità di una qualsiasi argomentazione per l'esistenza di Dio è quello di esaminare le caratteristiche di tale Dio. Ciò equivale a chiedersi "Cos'è Dio?".
Oggigiorno in Occidente, il termine "Dio" si riferisce tipicamente al concetto monoteistico di un Essere Supremo, ovvero un essere diverso da tutti gli altri. Una definizione comune in questa tradizione afferma che Dio possiede ogni perfezione possibile, incluse qualità quali onniscienza, onnipotenza, e una perfetta benevolenza. Comunque, questa definizione non è l'unica possiblile.
Assumendo quest'ultima definizione, il matematico tedesco Kurt Godel, costruisce una brillante deduzione logica, dimostrando matematicamente che non solo Dio è possibile, ma esiste.
Il libro che in questa sede prendo in esame, edito da Bollati Boringhieri, a cura di Gabriele Lolli e Piergiorgio Odifreddi è una bella passeggiata nel tempo sulle orme della fantomatica "prova ontologica", ovvero la prova dell'esistenza di Dio, con, ovviamente, particolare attenzione alla versione di Godel.
 
Di seguito troverete un articolo sul libro, scritto da me con la supervisione della mia ragazza, con una breve discussione sui contenuti ed in appendice il testo della prova ontologica con la relativa spiegazione.
 
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Articolo di Alfredo "Ice Rocket" Massimilla, a cura di  Francesca Marano, Napoli 2006 
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Il libro, è un intrigante viaggio attraverso la storia della fantomatica “prova ontologica”, ovvero la prova dell’esistenza di Dio, con, ovviamente, particolare attenzione al testo del matematico tedesco Kurt Gödel. La dimostrazione vera e propria, consiste in due paginette di righe logiche con annessi testi collegati tratti dagli appunti personali dell’autore, presenti nel libro. Il resto delle circa 120 pagine che lo costituiscono, consistono nella nota introduttiva di Robert Merrihew Adams e dalle due osservazioni sulla prova dei matematici Piergiorgio Orifreddi e Roberto Magari. Altri contributi sono di Gabriele Lolli. Mi limiterò ora ad esporre brevemente il contenuto del libro. Gödel fornisce in questo breve scritto, una dimostrazione logica dell’esistenza di Dio: impresa che oggi potrà sembrare anacronistica, ma che situa nella scia di una tradizione millenaria. La dimostrazione fu concepita nel 1941, rimaneggiata nel 1954 e perfezionata nel 1970. Nel febbraio dello stesso anno, Gödel, fortemente preoccupato per la sua salute a causa di un brutto malanno, mostrò il testo Prova Ontologica al logico Dana Scott e lo discusse insieme a lui: temeva di morire presto e voleva essere sicuro che la dimostrazione non scomparisse con lui. Più tardi tuttavia, sempre nel 1970, sembra che abbia detto all’economista Oskar Morgenstern di ritenersi “soddisfatto” della sua opera, ma di non volerla pubblicare. I motivi di questa scelta, non sono del tutto chiari; c’è chi sostiene che egli avesse timore che si pensasse “che egli crede effettivamente in Dio, mentre è solo impegnato in una ricerca logica” (dal diario di Morgenstern, 29 agosto 1970), ma questo è chiaramente in opposizione al fatto che Gödel era effettivamente credente, come egli stesso definisce: “il mio credo è teista non panteista, nel solco di Leibniz più che di Spinoza”. Altra motivazione, forse più realistica, di cui parleremo più avanti, è che la dimostrazione in realtà, pur essendo geniale, non prova l’esistenza di Dio, in quanto si fonda su assiomi confutabili che non suscitano alcuna convinzione e Gödel era cosciente di questo, a tal punto che forse proprio per il suddetto motivo egli si limitò ad esserne soddisfatto in privato.
La prova ontologica di Gödel tuttavia, non è il primo tentativo nella storia di centrare l’ardito obbiettivo di dimostrare l’esistenza di Dio. Altri studiosi, in passato, si sono cimentati nel problema, ed ad uno di essi, Gottfried Wilhelm von Leibniz, Gödel è particolarmente vicino, impostando il proprio lavoro nel medesimo modo. Gli intellettuali che hanno redatto una propria versione della “prova ontologica”, prima di Gödel, sono in ordine temporale, Sant’Anselmo d’Aosta (1033-1109) che la rese nota nel 1077; Renè Descartes (1596-1650) noto come Cartesio che la rielaborò nel 1637, ed infine il già citato Gottfried Wilhelm von Leibniz (1646-1716) che ne formulò una prima versione nel 1701 e quella definitiva, rielaborando quella di Cartesio, nel 1714.
Il lavoro di Anselmo, il primo della storia riguardo un argomento così particolare, è una dimostrazione fondata sulla “teologia razionale”, ovvero, costruita sul ragionamento logico, come lo stesso autore desiderava. Egli cercò ardentemente una argomentazione valida, basata unicamente sulla logica “che non avesse bisogno di altra giustificazione che se stesso”. Con sua grande soddisfazione, nel 1077, scoprì la seguente prova ontologica. Definiamo Dio come un essere del quale non si può pensare niente di maggiore. Se esso non fosse unico, si potrebbe pensarne uno più grande che comprendesse entrambi. Se esso non esistesse, si potrebbe pensarne uno più grande che esistesse.
Dunque Dio esiste ed è unico. Ovviamente, come facilmente si intuisce, la prova ontologica non era perfetta quanto l’essere la cui esisistenza essa cercava di dimostrare, infatti essa rendeva semplicemente il concetto di Dio più comprensibile a chi già ci credeva, ma nulla più. A tal proposito, le critiche furono numerose, in più, si aggiungeva il problema dell’introduzione della logica nella teologia, che preoccupava non poco la Chiesa: cosa sarebbe successo se l’esistenza di Dio fosse risultata non dimostrabile o addirittura refutabile? Si sarebbe reso un servizio non alla fede, ma all’ateismo, con le immaginabili conseguenze. Dicevamo dunque, che la prova di Anselmo non dimostra l’effettiva esistenza di Dio ma piuttosto ne semplifica la comprensibilità. Per questo motivo, all’epoca, si parlava non di prova, ma
di “via”. A credere di poter dimostrare veramente l’esistenza di Dio, furono i razionalisti.
Nel 1637, Cartesio riformulò la prova di Anselmo: L’esistenza di Dio è compresa nella sua essenza. In realtà questa non è altro che una rielaborazione dell’autocertificazione divina “Io sono colui che è” (Esodo, III, 14), che significa ampiamente che in Dio esistenza ed essenza coincidono. Cartesio non provò tale asserto, limitandosi ad affermare che esso è evidente, “chiaro e distinto”, passando tale affermazione per vera in quanto Dio esiste e non ci inganna; In fin dei conti, come prova dell’esistenza di Dio, questa non è un gran ché…Il passo in avanti arriva nel 1641, quando lo stesso Cartesio definisce Dio come un essere che ha tutte perfezioni, e poiché l’esistenza è una perfezione, esso esiste. L’asserto è chiaramente obbiettabile, infatti l’esistenza lunge dall’essere una perfezione, ma per la prima volta, la prova ontologica, finalmente, si trasformava da un argomento di credibilità ad una prova vera e propria e cominciava ad acquisire i tratti distintivi di una prova matematica. Nel 1676, nel brevissimo saggio Sull’esistenza dell’ente perfettissimo Leibniz obbiettò invece che la formazione di Cartesio non era soddisfacente, in quanto si possono dedurre conclusioni da una definizione in modo significativo solo se essa non è contradditoria. Per Leibniz dunque, Cartesio aveva semplicemente dimostrato che se Dio è possibile, allora esiste. Con un abile gioco di parole, egli dimostrò
l’asserto (passaggio sviluppato nel libro), rendendo apparentemente conclusa la faccenda. Entrò in scena però Kant, il quale letteralmente distrusse tutte le tesi fin ora conquistate; Tra le argomentazione usate da Kant per confutare le tesi della prova ontologica vi è un forte rifiuto dell’asserto che l’esistenza è una proprietà.
Nuovi fatti, avvennero dunque con l’avvento di Kurt Gödel e della logica moderna. Principalmente, questa, usa sostituire il concetto di proprietà, che risulta piuttosto astratto, con l’insieme degli oggetti che la soddisfano, rendendo la percezione più concreta. La prova
ontologica di Gödel, dunque, prende come riferimento quella di Leibniz, apportandone modifiche sostanziali. Principalmente, egli sostituisce il concetto di “perfezioni”, che non è ben chiaro cosa siano, con le “proprietà positive”, di cui non si sa per nulla, cosa siano. Essendo un logico e non un teologo, tuttavia, Gödel evita di parlare a vanvera delle proprietà positive (…), come avevano fatto i suoi predecessori, causando non poca confusione, ma si limita a definire alcune delle loro caratteristiche, facendo una analogia con i numeri positivi, utilizzando unicamente queste nel suo ragionamento. Possiamo dunque definire Dio, come “un essere che ha tutte proprietà positive” (!?), pur non sapendo nulla su di esse (!). Utilizzando questo metodo, Gödel, dimostra agevolmente il teorema finale, cioè che Dio esiste (vedi appendice). Ci sono, tuttavia, dei problemi; La dimostrazione, si fonda sull’asserto che Dio possiede certe proprietà, ma siccome le proprietà sono godute da oggetti del mondo, si deduce allora che Dio fa parte del mondo, dunque non è un essere immanente e trascendente (!). Inoltre, l’assunzione del fatto che congiunzioni di proprietà positive, produce una proprietà positiva, non è accettabile (si pensi alle proprietà positive- “giustizia” e “pietà”). Ancora, l’unicità di Dio è solo relativa alla classe di proprietà considerate, dunque siccome le classi sono tante, si dovrebbe parlare di capoclasse, anziché di Dio. Infine, l’assunzione che “essere Dio” è una proprietà positiva, non è molto diverso da ammettere direttamente il teorema finale, e cioè che Dio esiste (!); la presenza di tale assunzione dunque, dimostra una notevole furbizia da parte di Gödel, che semplifica notevolmente il procedimento logico, giungendo correttamente all’enunciazione del teorema finale, ma che non ne accresce affatto il potere probativo ed essendo questo noto all’autore, egli decise di non pubblicare l’opera.
In definitiva, la prova ontologica, come lo stesso Gödel ben sapeva, non dimostra realmente l’esistenza di Dio, ma si limita ad essere un geniale esercizio di logica; Dopotutto, se è pur vero che Gödel si interessò particolarmente di filosofia durante la sua vita, argomentando su diverse questioni con grande competenza, egli rimaneva e rimarrà un logico. Infatti, matematicamente, la dimostrazione sembra coerente, ma la non assolutezza dello scritto sta nel fatto che vengono assunti degli assiomi, che anche se si riuscisse a dargli un senso, arrivare al teorema finale attraverso essi, o accettarlo direttamente, non vi è differenza sostanziale (forse è infinitesimamente più semplice nel secondo caso), ovvero bisogna comunque ricorrere al concetto di “Fede”, che ovviamente ha ben poco di scientifico.
Infine, come cita il logico Roberto Magari in conclusione al suo commento sulla prova ontologica nelle ultime pagine del libro, il desiderio di credere (riguardo i dischi volanti, l’astrologia o altro) se può da un lato essere di incentivo alla ricerca della conoscenza, dall’altro può risultare fonte di errori molto gravi. E’ condannabile invece, l’atteggiamento di molti “intellettuali” contemporanei, (tra cui a mio avviso non figura Gödel, che conscio di non aver provato nulla, tenne lo scritto per se) che sono ben lieti di alimentare credenze strampalate, argomentando che esse possono migliorare lo stato d’animo dei credenti e costituire un arricchimento culturale. Questa tesi, è rovinosa e tollerandola saremo sempre meno liberi, schiavi delle credenze popolari e non in grado di affrontare la realtà.
 

APPENDICE a cura di Massimilla Alfredo
Il testo della prova ontologica di Gödel (Febbraio 1970)

Significato:
Assioma 1: se a implica b e a e' positiva, anche b e' positiva
Assioma 2: la funzione positività e' lineare rispetto al not (c'e' un omomorfismo tra l'insieme P(x) e x)
Teorema 1: [quindi] per ogni proprietà positiva esistente, esiste un x nell'universo tale che ha questa proprieta'
Definizione 1: chiamiamo Dio quella cosa che ha tutte le proprieta' positive
Assioma 3: essere Dio e' positivo
Teorema 2: Dio esiste
Assioma 4: se una proprietà può esistere allora e' necessario che esista
Teorema 3: se x e' Dio, e' necessario che esista x (!?)
Definizione 3: definizione di esistenza relativo alle precedenti tre
Assioma 5: esistere e' una proprieta' positiva
Teorema 4: e' necessario che esista un Dio

L'opera dell'Ing. Corrado Brogi

Nato a Firenze il 3 Aprile 1920, Corrado Brogi, trascorse la fanciullezza e compì i primi studi a Vinci e considerò sempre “patria del cuore” S.Lucia, piccola frazione del luogo, a pochi metri dalla casa natale di Leonardo, dove risiedeva la famiglia materna. A queste esperienze di vita a contatto con la natura, e alla frequentazione del mondo contadino povero di allora, sono forse dovute sia la semplicità di costumi e la sobrietà dei modi che lo contrassegnarono sempre sia la genuina schiettezza e intransigenza morale che lo distolsero da ogni compromesso con il potere economico o politico.
Conseguito il diploma di geometra presso l'istituto tecnico Galilei di Firenze (oggi Salvemini) e vinti brillantemente due concorsi, appena ventenne fu assunto in ruolo presso l’Ufficio Tecnico Erariale. Ma non abbandonò gli studi superando prima l'esame di maturità liceale, allora necessario per l'accesso a tutte le facoltà, e laureandosi poi presso l'Università di Ingegneria di Bologna con una tesi sulla soluzione di sistemi fisici lineari con il metodo delle interdizioni che fu segnalata per l'originalità.
Ad affrontare le difficoltà del suo itinerario di studente lavoratore, lo incoraggiò il prof. Giovanni Sansone, matematico di fama internazionale, fondatore dell'Istituto Ulisse Dini di Firenze, che fu per lui guida, maestro, amico.
Proseguiva intanto le sue ricerche in campo fisico-matematico, dedicando ad esse tutto il suo tempo libero e gran parte delle ore notturne.
Antiaccademico per indole e scelta, benché avesse egli stesso rivestito incarichi di insegnamento universitario, fu ricercatore d’assalto, poiché aggrediva ex-novo ogni problema riscoprendo e reinventadosi  metodi e strumenti di lavoro in un percorso sperimentale autonomo e originale.
Da segnalare è la sua invenzione di nuovi operatori funzionali fra i quali il ra che consente di esplicitare e risolvere incognite in equazioni risolvibili solo per tentativi.
Negli anni '70, quando si riaccesero discussioni sulla struttura della cupola del Brunelleschi, partecipò al dibattito in corso, pubblicando importanti studi su alcuni aspetti delle curve funicolari, in particolare delle catenarie.
Da appassionato ammiratore del patrimonio architettonico fiorentino, intese coinvolgere anche un pubblico più vasto nei problemi di conservazione dei beni artistici della città e in una conferenza-dibattito tenuta presso il Centro Culturale Masaccio sul tema della Cupola del Duomo, non esitò a denunziare l'intervento dissennato di chi aveva murato con il cemento le buche pontaie del celebre monumento.
Non si chiuse mai infatti in un isolamento elitario ma, poiché considerava la matematica un linguaggio universale, si impegnò a suscitare anche negli altri, e soprattutto nei giovani, interesse ed amore per le problematiche scientifiche.
Da questa “officina” di idee ed esperimenti è nata, giorno dopo giorno, quest’opera che si propone non tanto di indicare risultati, quanto di fornire strumenti di lavoro, sempre genuini, spesso originali e creativi, a chi intende costruirsi un percorso di ricerca non convenzionale, operando con la propria testa.
Conforta il pensiero che il compendio di una attività di ricerca e di magistero durata un’intera esistenza non vada perduto, ma divenga occasione di ulteriori studi.
E quasi consegna del testimone a futuri ricercatori, ci appare il fatto che, al momento del sereno, inavvertito trapasso, avvenuto alla vigilia del nuovo millennio, il 30 dicembre 1999, egli abbia lasciato sul tavolino un foglietto con l’appunto di un problema che intendeva risolvere l’indomani.
 
L'opera di quest'uomo, è una vera e prorpia enciclopedia della matematica, formata da ben 7 volumi manoscritti dallo stesso autore.
Una risorsa eccezionale per chiunque si interessi di questa meravigliosa scienza.
 
Il link alle pagine web che ospitano l'opera è il seguente: L'opera di Corrado Brogi
 
 
 
 

 

...ricordi

Oggi è 15 Luglio, 2006.
Tre anni fa, in questo giorno una persona straordinaria ci è stata portata via...
Il tuo ricordo, molte volte mi ha dato la forza ed il coraggio di andare avanti e di combattere...la tua determinazione era implacabile, nulla poteva fermarti...solo la morte ha potuto, così, ogni volta che penso a te, penso alla possibilità che ho, che mi è stata concessa, e per nulla al mondo la sciuperò; finchè il mio cuore batterà, io non mollerò mai e combatterò fino alla fine, per onorare te, e quel dono meraviglioso che si chiama "vita"...
Anche se non posso trattenermi ed un lacrima comunque attraversa il mio viso...sorrido, perchè so che da qualche parte, in qualche modo, tu ci sei ancora;  Non ti ho mai detto "addio", ma solo..."arrivederci": spero di riabbracciarti un giorno...grazie di tutto, ti voglio bene, amico mio.